L’Effet Wouaaah, il flash mob di Nivea a Parigi 


Siamo davanti ad un'evoluzione del flash mob. Si racconta una storia, mix di stili e di arti con un finale degno di una favola.
Una ragazza passeggia per le strade di Parigi e prova gratuitamente ad un corner una nuova crema, da quel momento tutti gli uomini che la incrociano per la città sono attratti da lei. Non stiamo descrivendo il nuovo spot Axe ma l’ultimo flash mob della Nivea per promuovere la crema Q10.
Questo flash mob ci sa tanto di imboscata ed assistiamo ad un’evoluzione del fenomeno che ultimamente era divenuto ripetitivo e privo di nuova creatività. E’ più un mash up di stili e capacità artistiche perché si parte dal teatro, si passa alla danza, ai block party per poi arrivare alla citazione fiabesca, quella che tutte le donne hanno nel cuore, il principe a cavallo.
I fattori che secondo me conferiscono innovazione sono due, il primo è come hanno usato le dieci telecamere nascoste, perché si riesce a trasmettere allo spettatore la sensazione di essere lì e vedere che tutto ciò accade dal punto di vista di un passante. Si passa avanti e indietro tra le telecamere con una fluidità che mantiene e incuriosisce lo spettatore.

Il secondo fattore, che rappresenta anche un’innovazione di stile, è il susseguirsi di storie narrate. In questo flash mob non si assiste ad un fenomeno che parte da un nucleo e si trasferisce a tutto l’ambiente circostante ma si assiste ad un climax di stereotipi che le donne hanno circa l’uomo desiderato.
Il video è un vero è proprio fenomeno virale, in pochi giorni dalla data di caricamento ha già raggiunto 352669 visualizzazioni, e il dato è in continua crescita.
L’agenzia che ha realizzato questo mob è la Draft FCB di Parigi, un’agenzia che crede fermamente in nuovi stili comunicativi perché ormai la sovrabbondanza di messaggi ha ridotto la soglia d’attenzione delle persone. Ritengo che in questo lavoro abbia messo in pratica nel modo giusto la sua filosofia.



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Concorso “diventa Rocco per un giorno”, la campagna pro Siffredi su Facebook 

Originale e ironica iniziativa dei supporters della pornostar sui social network
La politica, checché se ne dica, è una cosa troppo seria per lasciarla ai soli partiti.

La politica è una cosa sporca.

E se riflessioni di questo tipo potessero coesistere in una sola iniziativa?

Per le elezioni amministrative del 2012, in tempi di crisi partitocratica e non solo, fioccano campagne di vario genere che molto spesso irridono il politically correct, facendo il verso a quello che da più parti viene definito il “teatrino della politica”.
Oggi mi occupo di un caso che sta davvero spopolando sulla rete, quello della candidatura (presunta ma non per questo meno popolare) di Rocco Siffredi per la poltrona di sindaco di Palermo attraverso facebook.

Gli autori di questa campagna, ça va sans dire, hanno optato per un gioco di facili doppi sensi per proporre il loro beniamino come nuovo inquilino a Palazzo delle Aquile. Nonostante la natura goliardica di questa iniziativa però, tutta la veste grafica (dagli slogan, ai manifesti elettorali) risulta assai curata, come quanto e più di quelle istituzionali, strappando un sorriso per i contenuti scelti oltre che per il testimonial.

Nello specifico però vorrei parlarvi del concorso lanciato dallo staff (ancora anonimo) lo scorso venerdi dal titolo “diventa Rocco per un giorno” di cui vi mostriamo la locandina:

Il regolamento è piuttosto semplice, non invita alla pornografia o alla produzione di contenuti che violino la net-etiquette o il comune sentire, ed è un modo semplice auto-ironico e decisamente creativo per farsi beffe della politica nostrana e delle sue liturgie vuote di significato oltre che un po’ kitsch.

Non vi resta, se volete, che prendervi parte, rispettando la scadenza del 1° maggio 2012, così come a me non resta che fare un plauso ai creatori del progetto “Rocco sindaco di Palermo” per il divertente escamotage col quale sono diventati un caso virale sulla rete con migliaia di iscritti.

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Viral Marketing: portatore sano di creatività 

Sempre più spesso ed in ogni campo della comunicazione si sente parlare di VIRALE:
ma a che cosa si riferisce questo termine e come si sviluppa questo fenomeno?

Il viral marketing, comunemente considerato come un’evoluzione del “Word of Mouth” costituisce uno strumento essenziale per catturare l’attenzione di un potenziale consumatore, sfruttando la capacità attrattiva di Internet e Social Network.
Il termine “virale”, coniato nel 1997 da Jurvetson e Draper sottolinea il parallelismo con la biologia.
<< Come per i virus infatti, si parte da un numero ristretto di soggetti per arrivare ad un numero molto elevato di soggetti “contagiati”>>
Al di là del significato letterale o metaforico, il viral marketing punta su una comunicazione innovativa, sull’empatia con il cliente e sulla condivisione.
Un’idea non convenzionale per poter essere diffusa in modo spontaneo,
deve necessariamente stimolare l’attenzione degli utenti con contenuti divertenti, sorprendenti o provocanti.

Le caratteristiche vincenti del marketing virale sono:
- Il tentativo di trasformare l’utente, da semplice destinatario di un messaggio ad enunciatore della comunicazione sul prodotto;
- La presenza discreta del brand, nel caso di Carlsberg, il prodotto appare al termine del video;
- Il basso costo di investimento per l’azienda.
Quello che deve essere chiaro è l’utilizzo dello strumento, non tutti i prodotti o i contenuti sono adatti a generare un vero e proprio virus.

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Come si spiega il lavoro del doodler? 

La settimana scorsa ho letto due notizie che mi hanno colpito e che, almeno apparentemente, non hanno un gran legame tra loro.
La prima parlava della difficoltà, per chi lavora online, di spiegare ai migranti digitali (chi non è nato con un computer nella culla) che tipo di lavoro fa.
Come fai a spiegare a una nonna che chiama la nipote in America via Skype che non paga niente se non la connessione? Figurati poi se devi raccontare che tipo di lavoro fai. Chi lavora per la rete, immateriale e poco concreta agli occhi di molti, non svolge un lavoro “reale”.
Alla fine dell’articolo un ragazzo raccontava della propria esperienza nel dover spiegare ai genitori il suo lavoro nel web marketing. La sua soluzione, tanto per non discostarsi troppo dalle nuove tecnologie è stata la creazione di un video che ricordava un "libretto di istruzioni" di un mobile Ikea da montare.
Internet è entrato nella nostra vita da tempo, quasi nessuno si ricorda com'era la vita prima delle mail, com'era meno immediato ottenere le informazioni. Ma dietro tutto un meccanismo che sta cambiando il nostro modo di vivere e che sarà il futuro per molti lavori, ci sono ovviamente persone che ci lavorano o che utilizzano questo mezzo per lavorare, per accorciare le distanze, per esprimere la propria creatività. Più di tante altre invenzioni, questa è continuamente in progress e destinata a non essere sostituita da altro.
La rete agisce in primo luogo sulla vista che, come già ampiamente dimostrato, è il senso più ricettivo alla "prima occhiata".
Le immagini risultano quindi fondamentali, devono essere curiose, d'impatto, piene di significato senza bisogno di molte spiegazioni.
Google, attraverso i doodle, fa proprio questo. E qui entra in gioco la seconda notizia che ho letto. Il gigante di Mountain View forse è in crisi di fantasia perché ha appena pubblicato un annuncio di lavoro per aspiranti doodler. Il primo requisito è la fantasia e la creatività perché i doodle giocano sulla curiosità che disegni e immagini particolari suscitano nella nostra mente e, a volte, ci fanno tornare bambini. La notizia ha suscitato l'attenzione dei maggiori giornali italiani, stupiti per un annuncio di lavoro così fuori dall’ordinario. Chi avrebbe mai pensato che un dettaglio apparentemente insignificante della homepage di un motore di ricerca avrebbe acquisito, anno dopo anno, una tale importanza da avere bisogno di nuove menti creative?
Le selezioni sono aperte, doveste essere assunti dovrete solo trovare il modo di spiegare a mamma e papà che mestiere è il doodler!

Alice Wetzl

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PUMA: l’acquisto più veloce del mondo 


Il concetto è molto semplice, meno tempo impieghi per acquistare le nuove 50D in un PUMA store e più risparmi:

10 minuti = 5% di sconto
5 minuti = 10% di sconto
4 minuti = 15% di sconto
3 minuti = 20% di sconto

Nel momento in cui vi scrivo 118 persone hanno risparmiato 63,720 pesos messicani (circa 5.000 euro) per un totale di 372 minuti.

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