Playboy: "Guys, pray for rain" 


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Ma chi vincerà tra il tweet e il like? 


Ne parlano molti, da tempo, scatenando dibattiti e inutili congetture. Twitter sta mandando in pensione Facebook? tra un po’ saremo costretti a riporre nelle cartelle dei nostri pc tutte le valangate di foto che abbiamo postato in questi anni sul social network per eccellenza, rinunciando ai commenti dei nostri amici, veri o presunti che siano?
Senza volermi inserire nei sopracitati dibattiti, credo che la risposta sia no. Per un semplice e banale motivo: Facebook e Twitter sono due cose ben distinte. Hanno un modo diverso di interagire e far interagire e, in questo sta tutta la loro bellezza (come la loro bruttezza). Li utilizzo entrambi da parecchio, cercando di capirne e sfruttarne al meglio le potenzialità.
Quello che ho capito è che su Facebook, attraverso i tuoi amici, trovi un modo di comunicare e “apparire” nella homepage, commentando, cliccando in maniera ossessiva sul tasto “like”, postando foto, taggando amici che a volte non sanno neanche di esserlo.
Su Twitter il processo mi sembra esattamente l’inverso: attraverso i tweet, spesso di gente non conosciuta personalmente, e le hashtag del momento riesci a connetterti con persone simili a te, riesci, come si dice in ambito marketing, a segmentare le tue preferenze, scegliendo di seguire o meno questo o quel personaggio.
Non nego che l’uso improprio dei due social network mi irriti parecchio, e so di non essere la sola. Amici che condividono su Facebook i tweet, per potersi dare la possibilità di essere sempre seguiti, sia mai che l’amico che si vuole “importunare” non abbia la possibilità di accedere entro pochi secondi su Twitter potrà comunque leggere le vostre hashtag sulla creatura di Zuckerberg. Allo stesso modo, i cibernauti che usano i 140 caratteri dei cinguettii per comunicarci i fatti della vita quotidiana, scambiandoli per uno status di Facebook, sono oltremodo da bannare (anzi da defolloware, seguendo la moda del tradurre in italiano tutti i verbi inglesi, senza provare a inventarci un verbo nella nostra tanto vituperata lingua!). Ovviamente chi starà leggendo questo post immedesimandosi in una delle due categorie sopracitate potrà ribattere che il bello dei social network è la condivisione, sempre e comunque. Su questo non si discute, come non si discute la legittimità di andare in giro in macchina indossando un casco da moto. Non è certo una cosa vietata ma diciamo che le due cose appartengono a universi paralleli e non integrati l’uno all’altro.

In attesa di vedere come finirà la sfida tra Facebook e Twitter, da oggi potete twittare e cinguettare con noi (@mktgstreet). Arriveremo anche su Facebook, ovviamente. Stay tuned!

Alice Wetzl

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Il Marketing dello sviluppo 


L'imprenditore dell'azienda nascente è un animale speciale, non c'è scuola che possa seriamente pensare di insegnare a tutti come si crea un'impresa dal nulla ma, grazie al cielo, di imprenditori ne nascono tutti i giorni. La gestione dell'azienda già sbocciata è invece un mestiere normale, che in tanti possono imparare, a patto che lo imparino davvero, e la gestione dell'azienda che vuole crescere è una parte di quel mestiere e si chiama marketing.

Gianni Marinozzi - Il Marketing dello sviluppo; 2005 ed. Franco Angeli - Milano, pag. 38

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La Cina alla conquista dell’eCommerce 


L'informatizzazione del paese e l'aumento dei salari tra i principali motivi del prossimo sorpasso agli USA
Dopo aver appurato che l’eCommerce è un ottimo strumento anti-crisi, oggi analizziamo un paese Asiatico che sta facendo la parte da leone nel campo.
La popolazione Cinese sta dimostrando nel tempo un crescente ricorso agli acquisti online, generando numeri che la fanno posizionare al secondo posto dopo gli Stati Uniti per volume.

Esistono motivazioni specifiche per le quali la Cina sta facendo così tanto ricorso all’eCommerce, motivazioni che spaziano da quelle di carattere demografico a quelle di carattere geografico fino a quelle puramente economiche.

Numeri chiave dell’eCommerce in Cina
Il mercato Cinese dell’eCommerce vale qualcosa come 300 miliardi di dollari, un numero impressionante se si pensa che ad oggi soltanto poco più di un terzo della popolazione ha accesso a internet e che circa il 25% fa spese online, percentuale destinata a salire al 44% nel 2015.
Numerose ricerche di mercato hanno affermato che nel 2015 la Cina diventerà il primo paese al mondo per spesa in eCommerce, superando quindi gli Stati Uniti.
I fattori chiave che determineranno il sorpasso sono la crescente informatizzazione della popolazione e il valore dei salari che crescono del 12% su base annua, andando ad infoltire la classe media Cinese.
Secondo una ricerca del Boston Consulting Group oggi l’acquirente medio Cinese spende 490$ l’anno in acquisti online, mentre ci si aspetta che questa cifra possa aumentare fino a 1.000$ nel giro dei prossimi 4 anni.

Il ruolo dei social media
Inutile dire che anche nel continente Asiatico i social media stanno rappresentando un fenomeno di grande influenza sulle abitudini di vita e di acquisto delle persone.
Tuttavia i Cinesi utilizzano social network e fonti informative molto diverse da quelle del mondo occidentale, ad esempio Baidu rappresenta il principale motore di ricerca e Weibo il principale social netowork (circa 300 milioni di utenti), sul quale molti brand Americani ed Europei sono già presenti.
Anche se i social media sono molto influenti, gli utenti Cinesi al momento si fidano molto più del passaparola e delle opinioni che leggono sui blog di loro conoscenza, mentre fanno meno affidamento sulla comunicazione dei blog ufficiali dei brand.

Cosa cercano i clienti Cinesi nell’eCommerce?
Il cliente Cinese è una persona molto sensibile al prezzo dei beni che acquista e in questo mercato sono senz’altro favoriti i brand con un’offerta molto competitiva in termini di prezzo.
Inoltre i Cinesi danno molto valore al customer service e spesso prima di procedere all’acquisto telefonano al numero del servizio clienti per sincerarsi della bontà dei prodotti.

Il Boston Consulting Group individua nella facilità di accesso ad internet uno degli elementi che stanno favorendo la crescita dell’eCommerce in Cina, insieme ad un sistema di spedizioni davvero conveniente. La Repubblica Popolare Cinese offre infatti un servizio da 1$ al Kg, contro i 6$ al Kg degli Stati Uniti.

Come avvicinarsi al mercato Cinese?
Innazitutto per inquadrare la struttura del mercato Cinese del commercio elettronico è necessario comprendere che si tratta di un mercato molto concentrato. Il 90% dei consumatori infatti si affida principalmente ad Alibaba e a Taobao acquistando prevalentemente abbigliamento, macchine fotografiche digitali, offerte per viaggi last minute e prodotti cosmetici.
Viste le specificità culturali, normative, logistiche e quelle riguardanti i sistemi di pagamenti Cinesi, è raccomandabile, a chi si avvicina a questo mercato con una propria offerta commerciale, fare affidamento alle piattaforme di rivendita Cinesi che conoscono molto bene il mercato e possono aiutare i commercianti esteri a ridurre i rischi, soprattutto in fase iniziale.


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L’Effet Wouaaah, il flash mob di Nivea a Parigi 


Siamo davanti ad un'evoluzione del flash mob. Si racconta una storia, mix di stili e di arti con un finale degno di una favola.
Una ragazza passeggia per le strade di Parigi e prova gratuitamente ad un corner una nuova crema, da quel momento tutti gli uomini che la incrociano per la città sono attratti da lei. Non stiamo descrivendo il nuovo spot Axe ma l’ultimo flash mob della Nivea per promuovere la crema Q10.
Questo flash mob ci sa tanto di imboscata ed assistiamo ad un’evoluzione del fenomeno che ultimamente era divenuto ripetitivo e privo di nuova creatività. E’ più un mash up di stili e capacità artistiche perché si parte dal teatro, si passa alla danza, ai block party per poi arrivare alla citazione fiabesca, quella che tutte le donne hanno nel cuore, il principe a cavallo.
I fattori che secondo me conferiscono innovazione sono due, il primo è come hanno usato le dieci telecamere nascoste, perché si riesce a trasmettere allo spettatore la sensazione di essere lì e vedere che tutto ciò accade dal punto di vista di un passante. Si passa avanti e indietro tra le telecamere con una fluidità che mantiene e incuriosisce lo spettatore.

Il secondo fattore, che rappresenta anche un’innovazione di stile, è il susseguirsi di storie narrate. In questo flash mob non si assiste ad un fenomeno che parte da un nucleo e si trasferisce a tutto l’ambiente circostante ma si assiste ad un climax di stereotipi che le donne hanno circa l’uomo desiderato.
Il video è un vero è proprio fenomeno virale, in pochi giorni dalla data di caricamento ha già raggiunto 352669 visualizzazioni, e il dato è in continua crescita.
L’agenzia che ha realizzato questo mob è la Draft FCB di Parigi, un’agenzia che crede fermamente in nuovi stili comunicativi perché ormai la sovrabbondanza di messaggi ha ridotto la soglia d’attenzione delle persone. Ritengo che in questo lavoro abbia messo in pratica nel modo giusto la sua filosofia.



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