Indus Pride: Beer Mug 


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Puma offre una birra alle “vittime” di Fàbregas 


Ad ogni goal del campione, un giro di birra gratis ai tifosi della squadra avversaria
Per celebrare l’ingresso nella famiglia Puma del centrocampista Cesc Fàbregas del FC Barcelona, l’agenzia Droga5 New York ha elaborato la campagna “Puma Rondas” con cui Puma consola i tifosi delle squadre che subiscono un gol dal campione spagnolo offrendo loro una birra.
I fan che desiderano partecipare a Rondas devono solo registrarsi sul sito, selezionare la partita desiderata e scoprire se, a seconda della capacità della sala, possono partecipare ad una serata Rondas nel bar scelto per l’evento. Inoltre, coloro che non sono stati selezionati riceveranno uno sconto del 30% sull’acquisto delle Puma PowerCat, proprio il modello di scarpe indossate da Fàbregas, in uno dei negozi della catena El Corte Inglès.

La promozione è valida solo per la Liga Spagnola.

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Playboy: "Guys, pray for rain" 


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Ma chi vincerà tra il tweet e il like? 


Ne parlano molti, da tempo, scatenando dibattiti e inutili congetture. Twitter sta mandando in pensione Facebook? tra un po’ saremo costretti a riporre nelle cartelle dei nostri pc tutte le valangate di foto che abbiamo postato in questi anni sul social network per eccellenza, rinunciando ai commenti dei nostri amici, veri o presunti che siano?
Senza volermi inserire nei sopracitati dibattiti, credo che la risposta sia no. Per un semplice e banale motivo: Facebook e Twitter sono due cose ben distinte. Hanno un modo diverso di interagire e far interagire e, in questo sta tutta la loro bellezza (come la loro bruttezza). Li utilizzo entrambi da parecchio, cercando di capirne e sfruttarne al meglio le potenzialità.
Quello che ho capito è che su Facebook, attraverso i tuoi amici, trovi un modo di comunicare e “apparire” nella homepage, commentando, cliccando in maniera ossessiva sul tasto “like”, postando foto, taggando amici che a volte non sanno neanche di esserlo.
Su Twitter il processo mi sembra esattamente l’inverso: attraverso i tweet, spesso di gente non conosciuta personalmente, e le hashtag del momento riesci a connetterti con persone simili a te, riesci, come si dice in ambito marketing, a segmentare le tue preferenze, scegliendo di seguire o meno questo o quel personaggio.
Non nego che l’uso improprio dei due social network mi irriti parecchio, e so di non essere la sola. Amici che condividono su Facebook i tweet, per potersi dare la possibilità di essere sempre seguiti, sia mai che l’amico che si vuole “importunare” non abbia la possibilità di accedere entro pochi secondi su Twitter potrà comunque leggere le vostre hashtag sulla creatura di Zuckerberg. Allo stesso modo, i cibernauti che usano i 140 caratteri dei cinguettii per comunicarci i fatti della vita quotidiana, scambiandoli per uno status di Facebook, sono oltremodo da bannare (anzi da defolloware, seguendo la moda del tradurre in italiano tutti i verbi inglesi, senza provare a inventarci un verbo nella nostra tanto vituperata lingua!). Ovviamente chi starà leggendo questo post immedesimandosi in una delle due categorie sopracitate potrà ribattere che il bello dei social network è la condivisione, sempre e comunque. Su questo non si discute, come non si discute la legittimità di andare in giro in macchina indossando un casco da moto. Non è certo una cosa vietata ma diciamo che le due cose appartengono a universi paralleli e non integrati l’uno all’altro.

In attesa di vedere come finirà la sfida tra Facebook e Twitter, da oggi potete twittare e cinguettare con noi (@mktgstreet). Arriveremo anche su Facebook, ovviamente. Stay tuned!

Alice Wetzl

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Il Marketing dello sviluppo 


L'imprenditore dell'azienda nascente è un animale speciale, non c'è scuola che possa seriamente pensare di insegnare a tutti come si crea un'impresa dal nulla ma, grazie al cielo, di imprenditori ne nascono tutti i giorni. La gestione dell'azienda già sbocciata è invece un mestiere normale, che in tanti possono imparare, a patto che lo imparino davvero, e la gestione dell'azienda che vuole crescere è una parte di quel mestiere e si chiama marketing.

Gianni Marinozzi - Il Marketing dello sviluppo; 2005 ed. Franco Angeli - Milano, pag. 38

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