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Twitter Advertising? Bello, ma rimandato a settembre 


La scorsa settimana si è tenuto il webinar #TwitterAcademy. I responsabili italiani per l’advertising di Twitter hanno spiegato le potenzialità della piattaforma, illustrato il suo funzionamento e presentato gli immancabili casi di successo. Il punto saliente era la possibilità di creare un vero e proprio ecosistema intorno al brand, collegando tutto a Twitter.

Penso non ci sia bisogno di partire da cos’è Twitter, se state leggendo questo post dovreste saperlo, ma è interessante “dare i numeri” ufficiali del social network cinguettante. La crescita è sostanziosa: gli utenti attivi, sia da desktop che da mobile, sono diventati 200 milioni al mese (il doppio rispetto allo scorso anno), e twittano circa 400 milioni di contenuti al giorno (+60% sul 2012).

Purtroppo non ci sono dati ufficiali riguardanti l’Italia, ma verrebbe da considerare l’opzione di iniziare a fare pubblicità anche su Twitter, anche perché la piattaforma di analytics è notevole (e aperta a tutti gratuitamente, anche se ora possono utilizzarla solo tutti gli account residenti in USA e gli account extra-USA che hanno già svolto campagne).

Anche i formati delle inserzioni sembrerebbero avere molte potenzialità: si possono sponsorizzare gli account, i tweet e i trend topic, con formula di pagamento per ogni follower (per gli account), engagement (per i tweet) o per 24 ore (per i trend topic, con una cifra fissa).

In effetti però la cosa che mi ha sorpreso maggiormente in positivo è il livello impressionante di targeting possibile: sembrerebbe paragonabile a quello di Google Adwords. Ci sono 250 tra categorie e sottocategorie di interessi, oltre alle classiche limitazioni per dispositivo, parole chiave, area geografica o per account simili.

Veniamo ahimè ai punti dolenti, per i quali non mi sento di promuovere subito la piattaforma:

Probabilmente è solo questione di tempo, ma per ora l’unico modo di fare advertising su Twitter è passare per il team apposito, niente self service e pagamento con carta di credito.
Costi non proprio bassissimi: l’investimento di partenza è di 15mila euro dilazionati su tre mesi. Facendo due conti in unità standard (CPM ad esempio) sarebbero anche convenienti, ma l’investimento minimo cospicuo rappresenta una bella barriera all’entrata: dal punto di vista di un piccolo investitore (l’inserzionista medio di Facebook, tanto per prenderne uno tra i concorrenti) le cifre sono quasi proibitive.
Dal punto di vista delle agenzie, non si può ancora attivare un account da centro clienti, ma bisogna gestire gli annunci direttamente dal pannello di controllo dell’account di riferimento. Questo può creare problemi in caso di cambiamenti di gestione.

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Campanha da Fiat 'Vem pra rua' sairá do ar no sábado 
Música cantada por Falcão, de O Rappa, lançada na campanha da montadora em maio, foi absorvida por manifestantes como mote dos protestos



No início de maio, quando lançou a campanha publicitária 'Vem pra rua', a Fiat não imaginava a repercussão que teria sua música-tema, de mesmo nome, cantada por Falcão, do grupo O Rappa. A batida animada e a letra chamando as pessoas para as ruas do país para torcer - em teoria, para os jogos de futebol - não caiu apenas nas graças dos torcedores da Copa das Confederações. O mesmo clima convidativo foi absorvido por manifestantes de todo o país que usaram a música para convidar mais pessoas a aderirem às passeatas nas grandes cidades. O clipe verde-amarelo e sorridente, que remetia ao futebol, foi substituído por imagens de protestos, manifestantes levantando cartazes, gritando e confrontos. A única coisa que permaneceu foi voz de Falcão no ritmo da campanha da montadora.

Coluna GPS, de Paula Neiva: #vemprarua, a campanha da Fiat na corda bamba


Chegou-se a especular que a Fiat não teria gostado, porém, da associação com os protestos - e queria finalizar antes do tempo a campanha. Procurada, a montadora garante que as inserções publicitárias terminam sim nesta semana, especificamente no sábado - mas não devido à repercussão nos protestos, e sim porque estava no cronograma. "A Fiat jamais cogitou suspender a campanha", disse a empresa, por meio de sua assessoria de imprensa. "A Fiat elaborou a campanha 'Vem Pra Rua' com foco único e exclusivo na alegria e paixão que o futebol desperta nos brasileiros. Ela se insere em uma ampla plataforma de comunicação para celebrar os muitos momentos esportivos que o Brasil vive no presente e nos próximos anos, até 2016. A veiculação da campanha está programada para até o dia 22 de junho, conforme previsto originalmente."

Não há dúvida de que a publicidade espontânea para a Fiat foi bem significativa. A hashtag #vemprarua se disseminou rapidamente nas redes sociais e se tornou uma espécie de grito de guerra para a maioria dos manifestantes, ao lado de #ogiganteacorda e #acordabrasil. O eco das palavras animadas de Falcão fez até parecer, para muitos que assistiam à repercussão dos protestos nesta segunda-feira, que a montadora teria intensificado a veiculação do vídeo publicitário. Mas, a empresa garante que não. "Não houve alteração na campanha em relação ao planejado. A quantidade de inserções manteve-se estável, conforme o plano de mídia", afirmou. Nas redes sociais, a Fiat também diz que nada mudou.

Sexto protesto pela redução da tarifa será nesta terça-feira

A criação da campanha publicitária é da Agência Fiat, que reúne profissionais da Leo Burnett Tailor Made e AgênciaClick Isobar. Na ocasião em que foi lançada, a Fiat afirmou que o projeto é seu maior investimento este ano e deve fazer parte da comunicação da marca até o final de 2014, ano da Copa do Mundo de Futebol.

Exemplo de vídeo que usa a música-tema da campanha da Fiat:




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Path: l’anti-social network per eccellenza 


È l’anti-social network che sta spopolando. Stiamo parlando di Path, portatore di un’idea suggestiva in netto contrasto con tutte le piattaforme social che conosciamo: l’intimità. È nato nel 2010, in California, come un programma di photo sharing, e si è evoluto rapidamente nella forma attuale conquistando 9 milioni di utenti nel giro di pochi anni.

In Italia ancora non è molto conosciuto, ma l’amministratore delegato di Path, Dave Morin, è convinto che sia il social perfetto per gli italiani. Cosa lo rende così speciale?

Cosa non è
Non è la piazza rumorosa di Twitter, piena di mode, tendenze, persone da seguire, idoli da imitare. È un luogo privato e intimo, da condividere solo con i veri amici. Infatti il limite massimo di amicizie è appena 150 contatti, che obbliga a discriminare chi veramente può essere considerato un vero amico. In questo senso non ricalca nemmeno il sistema di Facebook dove si accetta qualunque amicizia per cortesia e non per interesse.

Non è selettivo in termini di “cosa si può fare” perché permette la condivisione di immagini, in stile Instagram, dalla forma quadrata della foto ai vari filtri rapidi proposti; permette altresì la condivisione di luoghi, in stile Foursquare, e di musica o pensieri.

Cosa è
Path è un social che racchiude in sé tutte le funzionalità delle altre piattaforme sociali ma meno prepotentemente. Le parole chiavi sono la privacy e l’intimità. Un concetto un po’ curioso per un social network, ma un’idea fresca e nuova che sta piacendo.

Non ci si preoccupa più di dover accumulare iscritti, follower e amici senza nessun criterio, perché il limite imperante è di 150 contatti, e la privacy è del tutto personalizzabile, post per post, a seconda del contenuto.

La grafica è elegante, pulita e semplice rendendo davvero facili e intuitivi la navigazione e l’utilizzo. C’è solo un menù con cinque funzioni: condividere pensieri, foto, luoghi, musica e accendere/spegnere l’applicazione quando ci si sveglia o si va a dormire.

Ogni azione compiuta su Path si può condividere anche sugli altri social network, rendendo davvero funzionale l’uso di questa applicazione. Ad esempio un check-in su Path, si potrà condividere automaticamente anche su Foursquare.

E un brand come può trarne vantaggio?
Path rappresenta l’opportunità per un brand di creare delle micro comunità ad altissima specificità, ottimo per tutti quei marchi di lusso o per tutte quelle aziende che forniscono un servizio altamente esclusivo.

Una buona idea di social media marketing utilizzando Path consiste nel creare un contest per accedere, solo per un periodo limitato, ad un ambiente esclusivo – diventando amici del profilo Path del brand – con contenuti extra ed opportunità che normalmente il brand non condivide sugli altri social.

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I brand che valgono di più al mondo 


Come ogni anno arriva la classifica globale dei cento marchi most valuable, ovvero con più valore, della Millward Brown Optimor.

Nel panorama mondiale, quali sono i brand che valgono più soldi?

In vetta rimane stabile Apple, con un valore stimato a 185,07 miliardi di dollari. La mela ormai ha da tempo conquistato i mercati tecnologici grazie ai suoi prodotti di classe superiore, ed anche a quasi due anni dalla morte del guru Steve Jobs continua a riscuotere sempre più successo.

Al secondo posto in rimonta troviamo Google con 113,66 miliardi di dollari, al terzo in discesa IBM con 112,53 miliardi, al quarto McDonald’s, 90.25 miliardi, Coca-Cola al quinto posto con 78,41 miliardi. Seguono nella seconda parte della Top 10 AT&T, brand di telefonia americano, Microsoft, Marlboro, Visa e al numero 10 China Mobile.

Per i marchi italiani bisogna necessariamente andare a cercare tra i brand di lusso, come Gucci, che si attesta al 68° posto della top 100. Prada ottiene il 95° posto, aumentando il suo valore complessivo del 63% dallo scorso anno, un dato molto significativo.

A proposito del primo classificato, il managing director della Millward Brown Optimor Nick Cooper dichiara che “nonostante il mercato degli smartphone sia un mercato più competitivo, la capacità di Apple di mantenere la prima posizione è la dimostrazione di come il valore di un brand forte influisca sul business. La gente ama il brand a prescindere dal valore del suo titolo in borsa”.

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