Wine Academy, l’Italia fa scuola in Cina 


Il target è il cliente finale cinese, che va “accompagnato” alla scoperta dei vini italiani e delle loro unicità, seminando oggi per raccogliere domani in termini commerciali. Per attrarlo e fare formazione, Business Strategies ha investito in un progetto innovativo che debutta il prossimo 2 aprile a Shanghai: si tratta di Taste Italy Wine Academy, prima wine school per privati con patrocinio Ismea e con ulteriori partnership in via di definizione.

L’annuncio ufficiale sarà dato il 29 febbraio al Chinese Wine Summit di Shanghai da Silvana Ballotta, CEO di Business Strategies, con Jancis Robinson, giornalista e critica britannica che sta scommettendo sul vino made in Italy come autentico protagonista della scena internazionale. L’impatto dei corsi, modulati in sei ore di lezione durante il fine settimana, è stato superiore alle attese.

La scuola avrà come unica sede il quartiere di Xintiandi, scelto proprio per la sua impostazione occidentale e per la diffusione che ha avuto, negli ultimi anni, il vino europeo in quella zona, partendo naturalmente dalle etichette francesi rispetto alle quali i nostri vini hanno accumulato molto ritardo. La scelta, comunque, è di guardare avanti puntando sulle unicità dell’Italian wine, partendo da grandi vini rossi e prodotti autoctoni. Per quanto riguarda la comunicazione, Business Strategies ha avviato un media planning su quotidiani, come Shanghai Morning Post, e on line con una piattaforma su WeChat.

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Perché le donne non amano gli smartwatch? 


Gli smartwatch attraggono poco il pubblico femminile. Negli Stati Uniti il 71% dei possessori di smartwatch sono uomini e, secondo un articolo pubblicato dal newsblog Racked, le motivazioni sono legate principalmente al design. Portare al polso un device unisex respingerebbe le papabili acquirenti abituate a indossare orologi dalle dimensioni più minute, in colori e materiali pensati appositamente per il pubblico femminile. Su questo fronte la versione rose gold dell’Apple Watch rappresenta un primo tentativo di avvicinamento ai requisiti tradizionali, così come il modello realizzato in pertnership con Hermès. Recentemente il marchio cinese Huawei ha presentato al CES alcuni modelli di smartwatch impreziositi da cinturini in pelle bianca e cristalli Swarovski.
La stessa ricerca condotta da NPD dimostra che le donne non rifiutano a priori i device tecnologici, il 54% dei possessori di bracciali elettronici per il fitness sono donne. Sembra che la ritrosia nei confronti degli smartwatch derivi dalle molteplici funzioni che offre confondendo le acquirenti, solitamente abituate a device dalle funzioni specifiche. Fatta eccezione per Apple gli altri produttori di smartwatch non sarebbero in grado di comunicare un’identità di brand che intrighi le acquirenti coma accade invece per la moda. Mancherebbe un immaginario di valori in cui immedesimarsi a prescindere dall’oggetto in sé.

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Merry Christmas 2015 - Ruggero Le Piane Design 


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Red Bull: Wings for Life Worldrun 


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Natale col botto per gli spumanti 


Dicembre, mese cruciale per l’andamento del comparto bollicine, si preannuncia positivo all’estero e finalmente anche in Italia. Ad affermarlo è Ovse, Osservatorio vini spumanti effervescenti, che prevede 148 milioni di bottiglie stappate dagli italiani nel corso dell’anno e 76-78 milioni soltanto nel periodo di Natale/Capodanno 2015, in ripresa rispetto ai 72 milioni del 2014. “Occorre però tener conto – afferma Giampietro Comolli, fondatore dell’osservatorio – che la flessione dei consumi negli ultimi cinque anni è stata mediamente del 3-5% annuo. Il prossimo sarà un Natale in controtendenza, ma la strada del recupero è lunga”. Il valore del consumo domestico di spumanti italiani si aggira sul miliardo di euro, in leggera crescita grazie ai valori a bottiglia nella distribuzione organizzata e al fenomeno Prosecco Doc, che sta soppiantando gli spumanti comuni secchi. In calo le due principali bollicine dolci, Asti e Brachetto d’Acqui, e stazionari i grandi metodi tradizionali, Trentodoc e Franciacorta, così come Oltrepò e Altalanga. Da segnalare infine la crescita di piccoli brand territoriali che operano in zone di produzione secondarie per la spumantistica (Gavi, Verdicchio, Irpinia, Venezia), sostenuti da una richiesta locale forte per il canale horeca (soprattutto catering) e dai consumi fuori pasto.

A far da traino ai conti delle bollicine italiane è soprattutto l’estero. Negli Stati Uniti, calcola Ovse, nel periodo delle festività natalizie, quasi una bottiglia stappata su due è made in Italy: 40-42 milioni su un totale di 100 milioni, con il Prosecco in grande evidenza, e a seguire lo Champagne che ne fa circa 20 milioni. In Gran Bretagna, l’Italia controlla addirittura i due terzi del mercato di Natale con 25 milioni di bottiglie previste. In Germania, dove il consumo di bollicine è dato in ripresa, una su tre è italiana e una su sette in Giappone, dove ci sono ampi margini di crescita. L’unico segno fortemente negativo riguarda la Russia. Nell’intero 2015, l’Italia dovrebbe chiudere a 17 milioni di bottiglie vendute contro le 30 degli anni migliori. Di questi 30, ben 6 milioni riguardano un singolo brand del mondo Asti. Nonostante la Russia, il 2015 passerà agli annali come anno memorabile per lo spumante italiano: l’export al 31 dicembre sarà cresciuto del 20% sul 2014, pari a 375 milioni di bottiglie di cui oltre 300 milioni sono quelle legate al mondo Prosecco (doc e docg).

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